Avvocato Francesco Biagini | Studio Legale Diritto Civile
Avvocato Bologna | Avvocato Modena Avvocato Bologna | Avvocato Modena Studio legale Bologna Studio Legale Modena Avvocato separazione Avvocato divorzio Affidamento figli Coppie di fatto Testamento e successione Interdizione Sfratto Recupero crediti Adozione Infortunistica medica Infortunistica stradale Cittadinanza Studio Legale Bologna | Studio Legale Modena Processo civile Pareri legali online News
Avvocato Bologna | Studio Legale Bologna

ALTRE MATERIE TRATTATE

Di seguito le altre tematiche trattate dallo Studio per cui non è stata ancora prevista una sezione ad hoc nella home page.
Cliccando sulla voce di interesse delle materie riportate l'utente potrà visionare un breve resoconto che lo possa orientare.

 

 

 

 

 

Usucapione

 

Colui che dimostra un possesso prolungato e qualificato di un bene (mobile o immobile) può conseguirne la titolarità attraverso una sentenza che gli trasferisce la proprietà del bene stesso.
L'usucapione è infatti uno dei modi per procedere all'acquisto a titolo originario dei diritti.
La regola generale (vi sono anche discipline speciali) è che il possesso deve essere ininterrotto da almeno 20 anni.
Relativamente all'usucapione degli immobili, quella che più di sovente capita sul tavolo di un civilista (disciplinata dagli articoli 1158 e seguenti del codice civile) si precisa che la sentenza di accoglimento della domanda ha il medesimo valore del rogito notarile e può essere trascritta alla Conservatoria dei Registri Immobiliari.
Il soggetto che veda accolta la propria domanda di usucapione, pertanto, diverrà il legittimo proprietario del bene, ad ogni fine ed effetto di legge.
Affinchè queste procedure non abbiano la durata di una causa ordinaria ma possano concludersi in tempi ragionevolmente brevi (entro l'anno dall'apertura) diviene essenziale ricevere dal Cliente un adeguato supporto probatorio che dimostri per l'appunto il prolungato, ininterrotto e qualificato possesso del bene.
A seconda dei casi, senza con questo esaurire tutta la casistica dell'eventuale attività istruttoria, potranno risultare determinanti o comunque utili le seguenti prove:
- Fotografie del bene che attestino il suo utilizzo nel corso del tempo;
- Documenti che dimostrino che la parte istante, da molti anni, si occupava del bene in via esclusiva, ad es. avendoci posto la residenza, o avendo proceduto a sue spese ad opere di ristrutturazione, o avendo regolarmente provveduto a versare tasse, utenze, etc;
- Testimoni che possano confermare, in senso lato, il fondamento della domanda;;
- Consulenza tecnica (una preventiva consulenza di un perito di parte, meglio se giurata, che descriva il bene immobile da usucapirsi, è massimamente consigliata. Del pari consigliato fornire la documentazione catastale e della conservatoria, allegando le visure del bene oggetto della vertenza).
Da segnalare che spesso la maggiore criticità di queste pratiche è preventiva: può risultare piuttosto arduo e complesso notificare gli atti a colui (o coloro) che risulterebbero i titolari del diritto.
Non di rado le controparti possono essere defunte, o irreperibili, o residenti altrove, e quindi del tutto ignare di aver conseguito una proprietà mai utilizzata (perché ad es. derivante da successione mortis causa). La soluzione, giuridicamente, la si trova sempre, ma non è escluso di dover fare i conti con un ritardo nel deposito della domanda se la citazione della domanda stessa si profila complicata (l'extra ratio, in questa materia, quando appare impossibile risalire agli originari proprietari, è la notifica per pubblici proclami, che il Tribunale può autorizzare in casi eccezionali).
Per comprendere a grandi linee il funzionamento del processo civile, e quindi anche delle cause di usucapione, si veda la pagina "il processo civile"

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Fatto Illecito
La legge stabilisce che qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga al risarcimento del danno.
Lo Studio si è occupato e si occupa pertanto di vertenze di varia natura in materia di fatto illecito, quali ad esempio:
- fattispecie astrattamente configurabili come reato, per cui si agisce in sede civile, a prescindere dagli sviluppi del procedimento penale eventualmente radicato parallelamente, per richiedere il risarcimento del danno subito (ad es. violenze fisiche, ingiuria, diffamazione, etc); il risarcimento, infatti, può essere domandato in sede penale, con la costituzione di parte civile, ma può altresì ottenere ristoro anche con un'autonoma domanda da presentarsi in sede civile;
- responsabilità da cose in custodia (il proprietario dei beni è tenuto a custodirli e mantenerli in stato tale da non pregiudicare l'incolumità altrui. Il caso di scuola è quello della responsabilità dell'Ente Pubblico per la cattiva manutenzione stradale e i danni cagionati agli utenti, ma ovviamente in questo settore le fattispecie sono le più variegate);
- responsabilità del proprietario dell'animale sotto la sua custodia;
- responsabilità dei genitori per i fatti illeciti compiuti dai figli minorenni (in questo caso la responsabilità, teoricamente, è sia dei genitori che dei figli stessi, che possono essere convenuti simultaneamente a giudizio);
- responsabilità degli insegnanti per i fatti compiuti dagli allievi quando sono sotto la loro vigilanza;
- responsabilità dei datori di lavoro per i fatti commessi dai propri dipendenti.
Per comprendere l'area dell'illecito si rimanda ad una lettura degli articoli da 2043 a 2059 del codice civile.
Per comprendere a grandi linee il funzionamento del processo civile, e quindi anche delle cause in materia di fatto illecito, si veda la pagina "il processo civile" (link interno)

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Divisione beni immobili
Quando più parti si trovano contitolari di diritti su un bene (anche in forza di successione ereditaria) ma per via di non ottimali rapporti interpersonali non riescono a gestirlo bonariamente, è opportuno l'intervento di un legale (o di più legali).
La comproprietà (alludo in particolare a quella immobiliare) può essere gestita proficuamente, essenzialmente, in quattro modi:
- regolamentando il diritto di ciascuno all'uso periodico;
- collocando il bene sul mercato locatizio e dividendo pro-quota la rendita;
- vendendo il bene sul mercato immobiliare e dividendo pro-quota gli introiti;
- facendo acquisire ad un unico comproprietario l'intera titolarità del bene in questione, con obbligo di versamento dei corrispettivi alle parti cedenti la loro quota.
Se le comproprietà sono più d'una è altresì possibile percorrere la via della permuta, fatti salvi i conguagli eventualmente dovuti (in parole povere i beni si "spartiscono" per l'intero fra i comproprietari, e quelli che al termine dell'operazione risulteranno titolari del maggior valore opereranno una compensazione in denaro).
L'intervento del legale è anzitutto è inteso a far rinvenire un accordo bonario in una delle direzioni di cui sopra; accordo che può essere trasfuso in una scrittura privata, la quale a sua volta può anticipare una eventuale stipula notarile, quando si rendesse necessaria.
Se l'iniziativa stragiudiziale si dimostra infruttuosa (ricordiamo che in questa materia opera peraltro l'obbligo di mediazione) si apre il vero e proprio giudizio di divisione in Tribunale.
In quella sede si verificherà anzitutto, previa stima del bene delegata ad un consulente del Giudice, se sussiste la possibilità di attribuire il bene stesso, per l'intero, ad una parte che ne facesse richiesta (previo pagamento del valore delle quote agli altri).
In casi estremi si può arrivare anche alla vendita coatta del bene con successivo riparto del ricavato secondo le quote di ciascuno.
Va detto che le cause di divisione sono piuttosto lunghe, complesse e costose e soprattutto, con una buona dose di buon senso messo in campo da tutti, potrebbero quasi sempre essere evitate.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia alle norme di cui agli articoli 1100 e seguenti del codice civile.
Per comprendere a grandi linee il funzionamento del processo civile si visiti la pagina "il processo civile"

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Appalti

 

Soprattutto in materia immobiliare i contratti di appalto possono generare un articolato e aspro contenzioso, per via di molteplici fattori:
- ritardata consegna dei lavori da parte dell'appaltatore;
- sussistenza di vizi, denunciati dal committente in corso d'opera o dopo la consegna della stessa;
- penali previste per l'inadempimento dell'una o dell'altra parte;
- insoluti da parte del committente e blocco dei lavori dell'appaltatore in forza dell'esercizio dell'eccezione di inadempimento;
- conflittualità nell'interpretazione di singole clausole.
Le controversie in materia di appalti sono fra le più improduttive, perché i lavori possono rischiare una lunga sospensione e perché generalmente, dovendosi coinvolgere tecnici del settore per verificare torti e ragioni, si ritarda notevolmente l'accertamento delle responsabilità e si osserva un continuo lievitare dei costi per l'assistenza - in senso lato - legale e peritale.
Va detto che un contratto di appalto studiato minuziosamente prima della sua sottoscrizione (e prima di avviare il cantiere) è certamente la migliore tutela - preventiva - per tutti i sottoscrittori.
Lo Studio può fornire ovviamente anche assistenza stragiudiziale nella fase della redazione.
Per comprendere a grandi linee il funzionamento del processo civile si visiti la pagina "il processo civile"

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Cause alimentari

 

Quando un soggetto, con le proprie sostanze, non è più in grado di far fronte al proprio sostentamento (giuridicamente: versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento) i parenti più prossimi sono chiamati a contribuire, eventualmente pro-quota.
Il caso di gran lunga più frequente nella pratica quotidiana è quello di un soggetto anziano, rimasto solo, per la cui cura vengono chiamati a rispondere tutti i figli (i quali dovranno, alternativamente, o accoglierlo all'interno della propria abitazione, eventualmente secondo un regime di turnazione concordato fra loro, o pagare quella parte della retta della casa di riposo che il beneficiario della misura alimentare con i propri introiti - generalmente pensione ed eventuale indennità di accompagnamento - non riesce a coprire).
Questa procedura spesso si intreccia assai spesso con l'amministrazione di sostegno.
Ai sensi di legge sono obbligati a prestare gli alimenti, secondo quest'ordine:
- il donatario (colui cioè che ha ricevuto dal bisognoso una donazione, salvo si trattasse di donazione rimuneratoria o in riguardo di matrimonio; il tutto entro i limiti della donazione tuttora esistente nel suo patrimonio);
- il coniuge;
- i figli;
- i genitori e in loro mancanza gli ascendenti; gli adottanti (con precedenza sui genitori);
- i generi e le nuore;
- il suocero e la suocera;
- i fratelli e le sorelle.
L'obbligazione alimentare del suocero e della suocera e quella del genero e della nuora cessano:
- quando la persona che ha diritto agli alimenti è passata a nuove nozze;
- quando il coniuge, da cui deriva l'affinità e i figli nati dalla sua unione con l'altro coniuge e i loro discendenti sono morti.
Gli alimenti devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell'alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale.
Fra fratelli e sorelle è dovuto lo stretto necessario.
Per gli ulteriori dettagli si rimanda alla lettura degli articoli 433 e seguenti del codice civile.

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Azioni a difesa della proprieta' e del godimento dei beni

 

Si tratta di quelle procedure in cui il Cliente richiede tutela per i propri beni.
I casi più frequenti riguardano:
- costruzioni operate dal vicino a distanza non regolamentare (per cui si domanderà, a seconda dei casi, la riduzione in pristino e/o il risarcimento dei danni);
- immissioni moleste da parte di vicino o confinante (quando ad essere pregiudicato è il diritto di godimento del bene);
- servitù volontarie o coattive per il necessario - o migliore - godimento dei beni.

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Adozione di persone di maggiore età

 

La materia è regolamentata dagli articoli 291 e seguenti del codice civile.
In questi casi un soggetto adulto e maggiorenne intende adottare un altro soggetto parimenti adulto e maggiorenne (per i minorenni si rimanda alla sezione del portale, Adozione)
La legge richiede determinati requisiti per l'accoglimento della domanda di adozione di maggiorenne. Di seguito le principali condizioni richieste:
- l'adottante non deve avere discendenti legittimi o legittimati;
- l'adottante deve avere più di 35 anni;
- l'adottante deve superare di almeno 18 anni l'età dell'adottato (salvo dispensa del Tribunale);
- adottante ed adottato debbono esprimere il loro consenso;
- i genitori dell'adottando debbono dare il loro assenso (ma il Tribunale se ritiene il rifiuto ingiustificato o contrario agli interessi dell'adottando può ugualmente accogliere la domanda);
- il coniuge di adottante ed adottando debbono dare il loro assenso (sempre che non vi sia separazione legale).
Quando è impossibile acquisire i consensi di cui sopra per incapacità o irreperibilità delle parti che dovrebbero prestarli il Tribunale può comunque accogliere la domanda.
L'adozione produce i suoi effetti dal decreto di accoglimento (fino a tale momento sia l'adottante che l'adottando possono revocare il loro consenso).
Si precisa che l'adottante non acquisisce alcun diritto ereditario.
In casi eccezionali, espressamente disciplinati dal codice civile, l'adozione può essere revocata.
La procedura si chiudere generalmente in pochi mesi con un'unica udienza, se non sorgono intoppi di sorta e se la documentazione prodotta è completa ed esaustiva. Il procedimento in questione ha un rito speciale, per cui le regole non sono quelle esplicitate nella pagina "il processo civile".

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Rettificazione sesso

 

La materia è regolamentata dalla legge 164/1982.
Si tratta di quelle procedure in cui il Cliente, per un radicato e perdurante contrasto fra soma e psiche, intende cambiare i propri connotati e rettificare il proprio sesso (M > F ed F > M).

TORNA AL MENÙ

 

 

 

Arbitrato

 

CHE COS'È L'ARBITRATO
L'arbitrato è una procedimento per la soluzione di controversie civili e commerciali alternativo rispetto alla giustizia ordinaria.
Le parti possono decidere di devolvere la risoluzione di una controversia ad uno o più arbitri (gli arbitri debbono comunque essere di numero dispari) i quali producono una loro pronuncia, detta lodo.
La scelta di affidare la risoluzione della controversia ad un collegio arbitrale può essere fatta dalle parti direttamente alla redazione del contratto con l'inserimento di una apposita clausola compromissoria o, successivamente dopo l'insorgere della controversie, con la sottoscrizione di un apposito accordo, il compromesso arbitrale.
Non tutte le materie possono essere devolute alla decisione degli arbitri.

 

CLASSIFICAZIONE DELL'ARBITRATO
L'arbitrato può essere:
Rituale: quando, svolgendosi secondo le regole del codice di procedura civile , conduce ad una decisione, il lodo rituale, che ha efficacia di sentenza.
Irrituale: quando conduce ad una decisione, il lodo irrituale, che ha natura ed efficacia negoziale (ha la stessa efficacia di un contratto).

 

VANTAGGI DELL'ARBITRATO RISPETTO ALLA GIUSTIZIA ORDINARIA
Il vantaggio essenziale è quello di ottenere una pronuncia in tempi rapidi.
Se non è altrimenti stabilito dalle parti il lodo deve essere emesso entro 240 giorni dall'accettazione della nomina da parte dell'Arbitro.
L'Arbitrato, contrariamente a quanto comunemente ritenuto, non è necessariamente più costoso del processo ordinario in quanto l'unica spesa in più che devono sostenere le parti riguarda il compenso dell'arbitro.
La definizione del processo in tempi assai più rapidi può compensare tale costo.
Non è inoltre impugnabile (salvo che per nullità).

 

L'EQUIPARAZIONE DEL LODO ALLA SENTENZA
Il lodo arbitrale ha la stessa efficacia della sentenza.
Il Tribunale, a semplice richiesta di parte, lo rende infatti esecutivo.
Questo significa che in caso di inadempimento della parte soccombente è possibile intraprendere azioni esecutive.
L'Arbitro, inoltre, decidendo sulle spese può condannare la parte soccombente al rimborso a favore della parte vittoriosa delle spese legali e arbitrali.
In linea teorica, quindi, anche in sede di arbitrato è possibile avere giustizia a "costo zero".

 

L'AVVOCATO BIAGINI PUÒ ASSISTERE LA CLIENTELA NEI PROCEDIMENTI ARBITRALI.
È INOLTRE DISPONIBILE AD ESSERE NOMINATO ARBITRO UNICO (O DI PARTE) RISPETTO AD UNA CONTROVERSIA

TORNA AL MENÙ

PORTALE SOTTOPOSTO A MONITORAGGIO ANTI-PLAGIO.
È VIETATA OGNI RIPRODUZIONE, TOTALE O PARZIALE, ANCHE IN STRALCIO DEI CONTENUTI DI TUTTE LE SEZIONI.
OGNI ILLECITO SARÀ PERSEGUITO IN SEDE CIVILE E PENALE E POTRÀ ESSERE SEGNALATO ALLA POLIZIA POSTALE.
SI RAMMENTA LA RESPONSABILITÀ SIA DEL WEBMASTER CHE DOVESSE PRELEVARE INDEBITAMENTE I CONTENUTI DI QUESTO SITO CHE DEL TITOLARE DEL DOMINIO CHE DOVESSE OSPITARLI.